La SIAE rischia la Commissione d’inchiesta per il tracollo economico raggiunto: si parla ormai di oltre 1 miliardo di debito.

Nel 2010 aveva debiti verso i soci (ovvero autori ed editori) per 803 milioni di euro; nel bilancio 2011 questi sono scesi leggermente ma sono aumentati quelli tributari e quelli verso terzi per “compensi copia privata”.
Ma com’è possibile?
Secondo le stime dell’avvocato IT Guido Scorza il calcolo è facile: spende duecento milioni per incassarne seicento.
Ha costi esagerati, se si considera che ad esempio l’anglosassone MCPS-PRS ne gioca 70 per raccoglierne 700, mentre la francese SACEM ne spende 190 per ottenerne 900.

La paladina del diritto di copyright riesce a farsi spernacchiare anche dagli artisti. È rimasta negli annali la lettera di Gino Paoli che chiedeva a gran voce un rinnovamento. L’unica cosa che è arrivata è stato un commissariamento, per di più affidato a Gian Luigi Rondi (Classe 1921).

Però qualcosa non torna perché la SIAE rispetto alle cugine europee opera in regime di monopolio. In Austria la torta viene spartita in tre, in Francia in nove, in Inghilterra in sei, etc.

Ecco quindi la decisione della Commissione Cultura del Governo Monti di intervenire a gamba tesa. Almeno in teoria perché da settimane sta cercando di rinviare il voto per una Commissione d’inchiesta dotata dei poteri di indagine.

“E come se non bastasse, il Sottosegretario (Peluffo, NdR.) si dichiara disponibile ovviamente a fornire alla Commissione gli atti della propria attività di vigilanza che la Commissione chiede ormai da mesi ma si guarda bene dal fornirli, così da prendere ancora tempo”, ha ricordato Scorza.

Intanto la SIAE moralizza, sparpaglia comunicati sulla pirateria, si gonfia le casse con la tassa sull’elettronica, accresce il suo debito e fa perdere il sonno ai suoi associati.

 

Fonte: tomshw.it